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11 dicembre 2006

Departure

Queste mattine riservano sempre emozioni forti. La notte a letto tardi e la mattina sveglia alle 5, il sonno, gli occhi che bruciano, lo stomaco che si ribella, la fretta, lavarsi in due minuti, non avere tempo di concentrarsi sulle emozioni per non rischiare di perdere il treno. E via giù con l'ascensore, il freddo della mattina romana, la brezza, la condensa sui vetri della macchina e le strade deserte. Soprattutto di domenica mattina, quando a quell'ora non si dovrebbe fare altro che dormire e rotolarsi nel letto fino a mezzogiorno. Noi no. Lo abbiamo scelto è vero, dobbiamo torturarci così almeno una mattina al mese, e per fare cosa poi? Separarci. E' curioso, sono io artefice dei miei (nostri) dolori. Deve prendere un treno che la porta via e io l'accompagno anche, sono proprio scemo. Dovrei oppormi no? Dovrebbe arrivare un qualche ufficiale nazista a strapparmela dalle braccia. Invece no, io prendo la mia macchinetta e la porto alla stazione, sapendo in anticipo quelle che poi saranno le mie sensazioni dopo che il treno inizierà la sua lenta corsa verso Milano. Il momento più intenso è quello immediatamente precedente la partenza del treno. Sei lì che ti saluti e non vorresti mai vivere quella situazione e intorno a te ci sono altre coppie che vivono la stessa tortura. Trenok: il treno dei cuori infranti. E quasi sempre sono le donne a partire. E' bello inseguire il treno finchè la banchina finisce, dopo poi, ripercorri indietro quegli stessi passi che ti avevano fatto sentire partecipe di quella partenza, con i quali avevi augurato buon viaggio alla persona che ami. La stretta al cuore, almeno per me, arriva sul tapis roulant che porta nella stazione, lì i miei pensieri si concentrano sulla persona che fino a 30 secondi prima era con me, che ha dormito nel mio letto che troverò sfatto e pregno del suo odore al mio ritorno a casa. A volte riesco a non pensare, l'abitudine ci fa accettare anche queste cose. Oggi ad esempio. Ero riuscito a tornare verso la macchina relativamente tranquillo. Forse è male non lo so, non vorrei sembrare quello a cui non ne importa nulla. Ed eccomi salire, la tristezza era latente, ma bastava lasciare passare il tempo e il dolore non sarebbe comparso. Ma io quel dolore lo volevo. In queste situazioni la musica catalizza le nostre emozioni. Mi sono trovato certe mattine così triste da non voler più stare male e mettere un bel cd rock da cantare per non pensare. Oggi il contrario: volevo una musica malinconica, una pillola di tristezza da mandar giù per rendermi conto di quanto sentissi la mancanza della persona a me più cara. Ed ecco che i Decemberists mi sono venuti in soccorso, non avevo i REM che avrebbero funzionato alla grande lo stesso. Ero curioso di sapere quanto questo gruppo sarebbe riuscito nel soddisfare la mia voglia di annegare nei pensieri malinconici. Forse mai come oggi mi sono sentito appartenere a qualcuno, mai come oggi la malinconia è stata così benvenuta, una malinconia "positiva", di quelle che ti fanno essere più buono, migliore. Che ti mostrano quello che hai come un dono e la sua mancanza come un pugno nello stomaco. Guidavo e la mia mano sceglieva le canzoni più tristi, ogni momento sembrava essere il più intenso, invece era un crescendo continuo. E sulle note di "The bus mall" dopo anni delle lacrime mi sono scese dagli occhi senza nemmeno poterle controllare come faccio di solito. Era questo quello che volevo, piangere per la persona che amo, fare un tuffo sincero nell'amore che provo, ed era enorme. Sono sempre stato restio e vergognoso a piangete, ma la persona con cui sto merita che io versi qualche lacrima per lei. Come lei fa con me, quando sono io a dover partire. E' brutto partire, ma ancor peggio è essere lasciati.

It's easier to leave than to be left behind




permalink | inviato da il 11/12/2006 alle 1:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


 

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